
Perchè è celebre?
Il Ponte Santa Trinita (con l’accento sulla prima i e non sull’ultima a come per la chiesa e la piazza adiacenti) è senza dubbio il ponte più celebre, dopo Ponte Vecchio, del capuologo toscano anche tra i non fiorentini.
Questo a mio avviso per tre motivi principali:
- L’eleganza del ponte, che tra i fiorentini e non gli conferisce lo status di Ponte più bello di Firenze dopo Ponte Vecchio
- La vista su Ponte Vecchio. Infatti il Ponte Santa Trinita è, insieme al Ponte alle Grazie, il luogo migliore per apprezzare la bellezza e l’unicità del Vecchio per antonomasia quando parliamo di ponti.
- Il suo legame iconografico con Dante Alighieri. Nell’immaginario collettivo infatti all’angolo tra il ponte e il lungarno degli Acciaioli (lato palazzo Spini Feroni) è avvenuto il avvenuto l’incontro incontro tra Dante e Beatrice in cui quest’ultima gli nega il saluto, che sebbene non ci siano evidenze storiche che sia avvenuto realmente in quel luogo il pittore Inglese Henry Holiday lì ha deciso di raffigurare la sua opera “Dante e Beatrice”, rendendolo così ancor più iconico

Perchè è stato costruito?
Adesso veniamo al perché è stato costruito il ponte: la famiglia Frescobaldi, una delle famiglie più importanti nella storia di Firenze, necessitava di un ponte che facilitasse lo spostamento tra una sponda e l’altra dell’Arno dato che in quel punto sorgeva il palazzo principale della famiglia (oggi integrato nel Palazzo della Missione). In quello spazio infatti mancava un ponte intermedio tra quello alla Carraia e Ponte Vecchio quindi grazie al podestà Filippo Ugoni e al patrocinio della famiglia stessa il ponte fu edificato nel 1252, non a caso quella Piazza oggi è chiamata “Piazza de’ Frescobaldi” ed è collegata a Piazza Santa Trinita, dove sorge il Palazzo Spini Feroni, da quello che all’epoca diventò il quarto ponte costruito a Firenze: Ponte Santa Trinita.
Crolli e distruzioni
La costruzione originale del 1252 era in legno, ma sette anni dopo una folla di persone assiepate sul ponte per godere di uno spettacolo sull’Arno lo fecero crollare per via del troppo peso. Questa purtroppo non rappresenta l’unica distruzione del Ponte Santa Trinita, che durante la storia è crollato 4 volte per cause molteplici:
- La prima, come detto, nel 1259 a causa del peso della folla.
- La seconda nel 1333 a causa di una grande piena che travolse tutti i ponti fiorentini tranne quello alle Grazie.
- la terza nel 1557, sempre a causa di un’alluvione
- la quarta il 4 agosto del 1944, quando, assieme agli altri ponti fiorentini escluso Ponte Vecchio, fu fatto saltare dai nazisti in ritirata.
Cambiamenti nel tempo
Come possiamo immaginare il Ponte Santa Trinita ha cambiato più volte faccia nella sua storia, sia per la necessità di essere disposto di materiali al passo coi tempi sia per i crolli e i danneggiamenti subiti nel corso della sua storia. La prima versione del 1252 era in legno ma come abbiamo visto durò ben poco, quindi venne ricostruito in pietra salvo poi ricrollare per una grande piena. Ci vollero più di cinquant’anni prima che venisse riedificato da Taddeo Gaddi (1415) ma anche in questo ebbe vita breve, sempre a causa dell’acqua dell’Arno. Si optò quindi per un ripensamento radicale della struttura del ponte. Cosimo I de’ Medici commissionò il progetto a Bartolomeo Ammannati il quale, anche col supporto di Michelangelo nei disegni di progettazione della struttura, impiegò 10 anni per realizzare il progetto definitivo e altri quattro prima che il ponte venne edificato. Anche se il modello e la struttura di Ammannati è la stessa che vediamo oggi sul ponte, quest’ultimo è stato fatto saltare in aria dai nazisti il 4 agosto del 1944. Prima venne posizionato un ponte Bailey, che venne posizionato su quello che restava del Ponte Santa Trinita in modo da consentire il passaggio dei cittadini e militari da una sponda all’altra del fiume, e nel 1952 venne iniziata su idea di Luigi Bellini, e finanziamento di una serie di figure nominate nella targa che si trova sulla facciata del liceo Capponi, la costruzione che ha riportato il ponte “Come Era e Dove Era”. Il progetto fu diretto dall’architetto Riccardo Gizdulich e dall’ingegnere Emilio Brizzi che dopo 6 anni, il 16 marzo 1958, restituirono ai fiorentini forse il loro ponte più amato.
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Descrizione del ponte
Passiamo alla descrizione vera e propria della struttura del ponte ribadendo come sia stato Michelangelo a suggerire la moderna linea delle tre arcate, infatti il genio toscano aveva già avuto modo di studiare e mettere in pratica questo tipo di costruzione nelle tombe delle Cappelle medicee e nella scalinata del vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Questa linea curva è un’innovazione che anticipa la moda del barocco e quindi, oltre a dargli una notevole resistenza statica, lo rese di un’eleganza che all’epoca raramente si era vista.
Il materiale scelto è la pietra forte di colore bruno giallognolo. Oltre che alla già citata linea degli archi, il ponte deve la sua eleganza anche ai piloni di sostegno, che hanno una sezione orizzontale ad angoli acuti per evitare ai tronchi di rimanere impigliati ai cartigli bianchi sugli archi ed alle quattro statue allegoriche, inserite ai quattro angoli del ponte in occasione delle nozze di Cosimo II de’ Medici con Maria Maddalena d’Austria, che raffigurano le quattro stagioni. Sono opera di Pietro Francavilla (Primavera), Taddeo Landini (Inverno) e Giovanni Caccini (Estate e Autunno). Danneggiate dopo il bombardamento tedesco del 1944, furono restaurate nel 1958. Il problema si pose dal momento che fu smarrita la testa della primavera, l’azienda statunitense Parker si offrì si inserire una ricompensa di 3.000 dollari per chiunque l’avesse ritrovata, ritrovamento che avvenne nel 1961 grazie a un renaiolo che la trovò mentre lavorava vicino al ponte Vespucci. Purtroppo, a differenza di quanto stabilito tre anni prima, il cittadino fu ricompensato dal comune solo con qualche migliaio di lire ma in ogni caso la primavera è tornata alla sua forma originale.
Dal ponte in questione è possibile ammirare perfettamente il Ponte Vecchio da un lato e il Ponte alla Carraia dall’altro. A fare loro la guardia sono presenti due teste d’ariete in pietra, con lo sguardo rivolto in basso verso il fiume. Simbolo dello spirito guerriero e resiliente della città, le due statue non sono visibili stando sopra il ponte stesso e sono collocate una a monte e l’altra valle del corso del fiume su entrambi i lati della costruzione: la testa rivolta verso Ponte Vecchio è posta a guardia del livello dell’Arno, per proteggere la città dalle alluvioni, mentre quella verso Ponte alla Carraia è a difesa di Firenze contro gli eserciti nemici, in particolare quello pisano che era molto odiato all’epoca e che avrebbe potuto risalire il fiume e assaltare la città.



“Dante e Beatrice”
All’inizio dell’articolo ho accennato di come il pittore inglese Henry Holiday ha deciso di raffigurare l’incontro tra Dante e Beatrice dove viene negato il saluto al poeta, proprio sul Ponte Santa Trinita. Il quadro, chiamato “Dante e Beatrice” è stato realizzato tra il 1882 e il 1884 dopo che il pittore si recò personalmente a Firenze in quanto voleva che il contesto intorno ai protagonisti dell’opera fosse accurato. Possiamo notare ad esempio il Ponte Vecchio coperto da impalcature, dopo che era stato danneggiato dall’alluvione del 1250, o ancora il pavimento raffigurato in lastricato di mattoni, proprio com’era all’epoca. La scena dovrebbe rappresentare il momento in cui Beatrice nega il saluto a Dante poiché il Sommo Poeta aveva dimostrato il suo apprezzamento per le donne schermo, fatto come sappiamo sgradito a Bice che lo ignora preferendo parlare con l’amica Monna Vanna. Il dipinto è conservato alla Walker Art Gallery di Liverpool nel Regno Unito. È bene sapere che quello di Holiday non è l’unico quadro dove possiamo ammirare il Ponte Santa Trinita, nella storia infatti il ponte è stato soggetto di diversi dipinti e fotografie, che vi invito a scoprire, dove viene rappresentato il ponte e l’animosità che c’era sopra ed intorno adesso, mostrando la sua fruizione da parte dei cittadini durante le varie epoche. L’area intorno e il ponte stesso infatti erano parte attiva della quotidianità fiorentina, d’altronde il fiume era vitale per le mansioni dell’epoca, e di vari eventi e ricorrenze che si svolgevano sopra di esso.
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Antiche tradizioni sul ponte
Fino ai primi decenni del Novecento ad esempio, l’11 novembre, ovvero per la festa di Martino, sul ponte e sulla parte iniziale della vicina via Maggio si svolgeva la fiera dei “trabiccoli“, degli strumenti dalla forma di una cupola formata da assicelle di legno usate per scaldare o asciugare panni o lenzuola con uno scaldino, utilissime nell’inverno che si apprestava a diventare gelido nei giorni seguenti. I venditori erano spesso artigiani poveri che la sera, al ritorno a casa, se avevano i carrocci vuoti erano soliti intonare canti allegri per festeggiare la vendita della merce e quindi un cospicuo profitto.
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Conclusioni
In conclusione possiamo dire che sia per la sua particolarità ed eleganza, sia per il fatto che non è inflazionato a livello turistico come Ponte Vecchio molti fiorentini lo preferiscono proprio a quest’ultimo rendendolo così il loro ponte preferito della città. In generale anche il fatto di aver mantenuto la divisione in 3 del ponte (pedonale, ciclabile, strada per auto e moto), in origine realizzata per facilitare il passaggio delle carrozze, lo rende estremamente fruibile dai cittadini al contrario del Vecchio che è estremamente più caotico nelle ore di punta. Per questi motivi e per la sua incredibile storia, anche per me rimane davvero affascinante.
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