Il Cenacolo di Andrea Del Sarto a San Salvi

Il Cenacolo di Andrea Del Sarto è un’autentica meraviglia. Troppo spesso dimenticata, l’opera si trova a San Salvi, appena fuori dal centro storico ed è visitabile gratuitamente tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 8:15 alle 13:50.

Il monastero venne fondato nel 1048 da una comunità di monaci vallombrosani, guidati da Giovanni Gualberto, prendendo la Chiesa di San Michele a San Salvi e creandole attorno un complesso religioso più grande.

Circa cinque secoli più tardi, grazie ai finanziamenti del monaco Don Ilario Panichi, l’area fu notevolmente ampliata andando a creare nuove zone per funzioni specifiche all’interno del monastero. In particolare fu edificato il nuovo refettorio, la cui decorazione della parete di fondo venne commissionata ad Andrea Del Sarto nel 1511, ma verrà ultimata soltanto nel 1527. Di fatto però il Pittore senza errori impiegherà soltanto un anno nella realizzazione del cenacolo, in quanto il grosso dei lavori iniziarono nel 1526.

L’opera, che ha grandissime influenze dal cenacolo vinciano, rappresenta l’ultima cena. In primo piano è posta ovviamente la tavola, dietro cui sono rappresentati tutti gli apostoli attorno al Gesù, che è al centro. Come nel Cenacolo di Leonardo, Giuda non è rappresentato separato dagli altri, come voleva la tradizione, ma è alla destra di Gesù con una mano sul petto in segno di incredulità, derivata dall’offerta del pezzo di pane inzuppato da parte di Gesù, che a sua volta guarda nella direzione opposta al suo traditore. Guarda infatti alla sua sinistra, dove c’è Giovanni Evangelista, il suo discepolo prediletto. Nel dettaglio notiamo come le dita dei due si intreccino, a sollecitare quest’unione in un momento tanto drammatico

Tutta la composizione è pregna di emotività, con emozioni anche diverse tra di loro che si alternano tra i vari personaggi, ma mantiene comunque un ordine, una compostezza, quasi ad elevare ulteriormente i soggetti rappresentati, in particolare Gesù. I particolari sono studiati minuziosamente, soprattutto mani e piedi dei delle figure rappresentate, come dimostrano i numerosi bozzetti preparatori. I colori, al contrario di come voleva la tradizione, sono brillanti e accesi, questo per dare l’idea di movimento all’opera.

Il particolare che più mi ha impressionato del capolavoro di Andrea Del Sarto, e quello che lo differenzia da tutti gli altri cenacoli, è la terrazza che si apre sopra la tavola e le due figure che vediamo affacciate. Si tratta di un unicum. Dei due personaggi, un tempo ricondotti ad Andrea Del Sarto e sua moglie ma quest’interpretazione viene considerata superata, uno è indaffarato nel servire le pietanze, non a caso a un vassoio in mano, l’altro guarda verso di lui come se si volesse confrontare dopo aver osservato la tavolata con Gesù e gli apostoli. Ciò che mi ha colpito di questo dettaglio è la quotidianità e semplicità della situazione in un momento così drammatico ed enfatizzato nella storia dell’arte e non solo.

Sebbene la parte principale dei lavori dell’intera opera iniziò ne 1526 ben quindici anni dopo la commissione, l’artista dipinse il sottarco già nel 1511, con l’aiuto di Andrea di Cosimo Feltrini per le grottesche e probabilmente del suo collega di bottega Franciabigio per le figure dei santi. Nel sottarco, tra grottesche e quadrature, si trovano cinque medaglioni dedicati ai santi protettori dell’Ordine Vallombrosano: San Giovanni Gualberto, San Salvi, San Bernardino degli Uberti e San Benedetto. Il quinto medaglione, in posizione centrale, raffigura la Trinità attraverso il Trifrons, uno dei simboli di fervente spiritualità reintrodotti dal Savonarola. I colori sono veramente accesi e i particolari ben realizzati, il sottarco conferisce ulteriore prestigio e meraviglia a tutto il complesso in sé.

Anche una volta completata, l’opera ha avuto una storia tumultuosa: nel 1529 prevenendo l’assedio di Firenze la Repubblica Fiorentina incaricò dei guastatori di eliminare gli edifici fuori dalle mura per evitare che le truppe nemiche le usassero come punto di appoggio, in funzione dell’imminente assedio al cuore della città. Nonostante ciò, una volta arrivati al monastero di San Salvi rimasero talmente colpiti dalla bellezza dell’affresco che decisero di risparmiarlo.

Tuttavia rimase visibile per pochi anni dato che il monastero accolse le monache di clausura dal 1530, subito dopo l’assedio. Giorgio Vasari ne parlò nei suoi scritti, dell’opera e della sua leggenda, ma dovette fidarsi dei racconti di chi aveva fatto in tempo a vederlo poiché ormai era appunto inaccessibile e della riproduzione di Ridolfo del Ghirlandaio per il refettorio del monastero di Santa Maria degli Angeli nel 1543, che tuttavia presenta alcune modifiche rispetto all’originale (una fra tutte: la molteplicità di personaggi sul terrazzo soprastante la tavola)

Per quanto mi riguarda, l’opera di Andrea Del Sarto è un capolavoro veramente poco noto (le due volte in cui ho visitato il cenacolo e il relativo museo era l’unico visitatore presente) e che se abitate in questa città, e quindi presumibilmente avrete già visto praticante tutto quello che offre a livello mainstream, vi consiglio vivamente di andare a vedere dal vivo.

A livello di prezzi, il cenacolo di Andrea Del Sarto e il suo museo sono visitabili gratuitamente.

A livello di orari, l’apertura è dal martedì alla domenica dalle 8:15 alle 13:50.

In conclusione se volete andare alla scoperta di tutti i cenacoli fiorentini vi consiglio questo libro*, se invece volete approfondire la storia e la carriera di Andrea Del Sarto vi consiglio questo dossier* edito da Giunti

Le foto di questo articolo sono state scattate con un iphone 11*

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One response to “Il Cenacolo di Andrea Del Sarto a San Salvi”

  1. […] invece vuoi leggere un altro articolo su una sua opera, trovi qui quello sul Cenacolo di Andrea del Sarto a San […]

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