Il monumento a Nicola Demidoff risplende sul Lungarno Serristori

Sono anni che quasi ogni mattina passo sul Lungarno Serristori e mi capita spesso di notare persone che, mentre si dirigono verso Ponte alle Grazie, si imbattono inaspettatamente nell’imponente monumento protagonista di questo articolo. Si tratta, come avrete già capito, del Monumento a Nicola Demidoff situato proprio in Piazza Demidoff.

Storia

Voluto da Anatolio e Paolo Demidoff in onore e memoria del Padre Nicola, politico, filantropo e collezionista russo a cavallo tra ‘700 e ‘800. La realizzazione del monumento fu commissionato a Lorenzo Bartolini, fra i più importanti scultori italiani dell’epoca, nel 1830, due anni dopo la scomparsa del soggetto omaggiato. Sebbene l’artista avesse chiaro fin da subito il modo in cui evolvere e realizzare il progetto, quest’ultimo venne completato dopo il 1850, quando comunque gran parte del gruppo scultoreo era terminato, anno della morte di Lorenzo Bartolini. A finire il lavoro ci pensò Pasquale Romanelli, allievo dello stesso Bartolini, con l’aiuto di Luigi Del Sarto, architetto. Inizialmente pensato per essere collocato all’esterno di Villa San Donato, villa di proprietà Demidoff, e successivamente ideato all’interno di un mausoleo in memoria di Demidoff padre, il monumento venne donato nel 1869 dal nipote di Nicola, ovvero Paolo II Demidoff, al comune di Firenze. Lo stesso Paolo II individuò nella piazza, oggi denominata non a caso Piazza Nicola Demidoff, incastonata tra due sue residenze: Palazzo Demidoff e Palazzo Serristori, il luogo adatto in cui posizionare il gruppo scultoreo. I costi per la definitiva ultimazione del monumento e l’allestimento del giardino intorno al monumento stesso furono a carico del comune, dato che quest’ultimo aveva ricevuto gratuitamente tutto il complesso da Demidoff. Il 7 dicembre 1871 venne definitivamente inaugurato il monumento, nel luogo in cui si trova tuttora.

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Altre versioni e modelli

Oltre a quello che possiamo ammirare in Piazza Nicola Demidoff, ci sono altre versioni di quest’opera: alcune sono modelli preparatori in funzione di quella che poi è stata completata mentre un’altra rappresenta la prima versione, completata dal Bartolini attorno al 1836, realizzata per essere posta all’esterno della Villa di San Donato, prima di un ripensamente dell’intero progetto. Questa versione è chiaramente più piccola di quella “ufficiale” ed oggi è collacata nel Parco Mediceo di Pratolino. Purtroppo si trova in una condizione notevolmente degradata.

Prima versione del monumento a Pratolino

I modelli, probabilmente voluti da Anatolio Demidoff per una maggiore consapevolezza di come sarebbe venuto il monumento da inserire all’interno del mausoleo dedicato al padre, sono conservati al Museo civico di Prato, il primo realizzato in alabastro, e alla Galleria d’Arte Moderna a Palazzo Pitti, il secondo realizzato in marmo.

Descrizione del monumento

Il complesso è formato da 5 gruppi scultorei, che raffigurano: ovviamente Nicola Demidoff col figlio Anatolio ed a fianco la figura della riconoscenza, poggiante su un basamento posto al centro dell’intera opera; la Misericordia (o Carità); la Siberia con il Dio Plauto; la Musa dei festini; la Verità (o Natura) che si disvela all’arte. Queste quattro sono posizionate agli spigoli del monumento e più in basso rispetto alla figura omaggiata.

Alla base del basamento rialzatosi trova: da un lato, l’iscrizione dove viene spiegato che la popolazione di San Niccolò onora Nicola Demidoff e che grazie al figlio Anatolio realizzare questo monumento è stato possibile; dal lato opposto l’arme della famiglia Demidoff, coi due leoni; negli altri due lati due bassorilievi realizzati da Pasquale Romanelli raffiguranti “La Beneficenza di Anatolio” e “La morte di Niccolò”.

Dal punto di vista stilistico il complesso è basato sulla struttura dei monumenti funebri e celebrativi neoclassici ed è influenzato notevolmente dalla tradizione accademica.

La copertura

Tre anni dopo essere stato collocato ufficialmente nella piazza il monumento era già notevolmente degradato. Questo perché il progetto era pensato per stare all’interno, così Luigi Mussini, amico e ammiratore del Bartolini, scrisse alla Nazione denunciando questa problematico. Sulla sua scia altri artisti ed intellettuali si inserirono nel dibattito, tra questi Giovanni Duprè e il già citato sopra Pasquale Romanelli. Il clamore non fu vano: venne eretta una copertura, che tuttavia era modesta. Fu realizzata in legno e lamiera che, oltre a non essere il massimo dell’efficacia per la conservazione dell’opera, fu oggetto di derisione da parte del popolo fiorentino anche per la sua estetica. Il giornalista Ugo Pesci la definirà: “degna di un venditore d’acqua gelata“. Quindi nel 1899 venne imbastito un nuovo progetto a cura di Cesare Spighi, ingegnere, che lo portò a termine nel 1912. Quella di Spighi è la copertura in vetro sostenuta da un telaio in ghisa che vediamo tutt’ora.

Danneggiamenti e restauri

Il complesso è stato negli anni vittima di danneggiamenti, subiti sia a causa degli eventi atmosferici e dal materiale con cui è formato, che non ne agevola il buono stato di conservazione, sia da atti vandalici. Per questo motivo negli anni si sono susseguiti una serie di interventi di restauro. Il più recente, terminato nel 2023, ha visto ridare luce a un monumento che oggi risplende sul lungarno fiorentino.

Fonti utilizzate

https://it.wikipedia.org/wiki/Monumento

http://www.palazzospinelli.org/architetture

https://www.firenzetoday.it/cronaca/piazza-nicola-demidoff.html

https://corrierefiorentino.corriere.it/notizie/cronaca

https://catalogo.beniculturali.it/detail/Historic

https://michelangelobuonarrotietornato.com

Le foto di questo articolo sono state scattate con un iphone 11*

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