La sala del Beato Angelico al Museo di San Marco: descrizione di tutte le opere.

Beato Angelico è uno degli artisti più importanti di tutto il rinascimento. La grande emotività che riusciva a imprimere ai suoi personaggi, il sapiente uso della luce per esaltare il divino e l’innovazione prospettica presente nelle sue opere sono solo alcuni elementi che lo rendono un vero e proprio maestro. Come afferma il Vasari ne Le Vite*, la sua devozione nei confronti di Cristo ha inciso notevolmente sull’altissima qualità della sua produzione artistica. Dal 2021 praticamente tutte le sue opere più importanti sono radunate nella Sala del Beato Angelico, all’interno del Museo di San Marco. Di seguito trovi la lista e la descrizione di tutte le opere.

  • Tabernacolo dei Linaioli

Data: 1433
Tecnica/Materiale: Tempera e foglia d’oro su tavola
Dimensioni: In cm: parte centrale: 275x175x33,8; sportelli: 275×86,4-89,9×7,7; pannelli predella: 35,7x54x3,2

Si tratta di uno dei più grandi capolavori dell’artista, l’unico commissionato da un ambito non religioso. Il disegno del tabernacolo marmoreo fu affidato a Lorenzo Ghiberti nel 1432 e realizzato da Jacopo di Bartolomeo da Settignano; Simone di Nanni da Fiesole e dal legnaiolo Jacopo di Piero detto il Papero. La parte dipinta fu affidata all’Angelico, che mise in mostra la sua mirabile tecnica: i personaggi hanno un’espressività incredibile, tratto caratteristico della produzione di Beato Angelico; la luminosità e l’eleganza dello sfondo si deve ad un uso straordinario della foglia d’oro; La monumentalità plastica e tridimensionale, in pieno stile rinascimentale, è mastodontica; l’eleganza decorativa e spirituale delle figure denota il coinvolgimento che, come spiegato a più riprese dal Vasari in Le Vite*, l’artista aveva nel rappresentarle.

  • Giudizio Universale

Data: 1431 circa
Tecnica/materiale: tempera su tavola
Dimensioni: 105×210 cm

Il Giudizio Universale è un’opera estremamente dinamica e particolare, partendo dalla sua forma, determinata dalla collocazione originale dell’opera: sulla cimasa del seggio del coro. Presenta una portentosa molteplicità di personaggi Cristo è posto al centro, circondato da una cerchia di angeli adiacenti l’uno con l’altro, questi ultimi non sono stati realizzati da Beato Angelico, che nel frattempo doveva essere impegnato nella realizzazione dell’Annunciazione di Cortona, ma dai suoi collaboratori, tra cui probabilmente Zanobi Strozzi. Alla sinistra di Cristo si trova la Vergine ed alla destra san Giovanni Evangelista, affiancati entrambi da una doppia tribuna di santi e apostoli. La fila di sepolcri scoperti al centro ed il sarcofago vuoto spingono lo sguardo dello spettatore in profondità, grazie ad uno spazio prospettico sublime. Ai lati della fila si contrappongono a sinistra i beati, in preghiera, e a destra i dannati, in lotta coi demoni che vogliono ricondurli all’inferno. Anche nei lati più esterni della raffigurazione vediamo due scene contrastanti: a sinistra è rappresentato il paradiso terrestre, dove in un magnifico giardino, dipinto minuziosamente, si trovano i beati danzanti sulla musica delle sfere; dalla parte opposta invece è rappresentato l’inferno, dove i diavoli spintonano con la forza i dannati, che vengono poi smistati nei nove gironi, dove subiscono pene secondo il contrappasso relativo al loro peccato.

  • Pala di San Marco

Data: 1440 circa
Tecnica/materiale: tempera su tavola
Dimensioni: 220×227 cm

Commissionata a Beato Angelico da Cosimo e Lorenzo de’ Medici, la Pala di San Marco era posta sull’altare maggiore della Chiesa di San Marco. Il reale complesso della Pala era formato da 26 dipinti distribuiti tra santi dei pilastrini, scomparti della predella e la pala centrale vera e propria. Oggi queste 26 opere sono collocate in 9 musei diversi, verranno riportate alla forma originale durante la mostra a Palazzo Strozzi nel 2025. La composizione della tavola centrale raffigura una Sacra Conversazione. Al centro si trovano la Madonna col Bambino in trono fra otto Angeli e otto Santi. Altri Santi sono suddivisi a coppie di tre e posizionati davanti al trono, separato dal basamento con due scalini. Inginocchiati davanti al trono troviamo Cosma e Damiano, quest’ultimo è di spalle, prostrato per invocare la misericordia divina e l’intercessione di Maria, mentre Cosma si rivolge allo spettatore, invitandolo con il gesto della mano ad ammirare con devozione la scena. I due santi protettori dei Medici sono così coinvolti nella rappresentazione anche a causa della morte prematura di Lorenzo de’ Medici, che non vide mai l’opera completata, che aumenta il trasporto emotivo della scena.

  • Pala di Annalena

Data: 1430 circa
Tecnica/materiale: tempera: su tavola
Dimensioni: 180×202 cm

La pala in questione rappresenta la Madonna col Bambino circondata da sei santi, nell’ordine (da sx): Pietro Martire; Cosma; Damiano; Giovanni Evangelista; Lorenzo; Francesco. Sono disposti probabilmente nella prima volta della storia a semicerchio, secondo il celeberrimo schema aperto chiamato Sacra conversazione, creando una notevole profondità nella scena. Il trono su cui siede la Madonna condensa elementi che vanno dal tardo-gotico (braccioli) al rinascimento (sopra la testa della Madonna ci sono elementi tipici dei tabernacoli). Dietro i santi troviamo un drappo dorato che richiama i polittici di scuola tardo-gotica, ma dietro il drappo spuntano elementi classicheggianti, motivi chiave del rinascimento. Quest’opera proviene dal Convento San Vincenzo D’Annalena, anche se questa provenienza è stata messa in dubbio recentemente dagli studiosi.

  • Pala di Bosco ai Frati

Data: 1450-1452
Tecnica/materiale: tempera su tavola
Dimensioni: 174×174 cm

Destinata originariamente alla Chiesa di San Bosco ai Frati nel Mugello, questa Pala d’altare è estremamente prestigiosa, come testimoniano i materiali utilizzati. Oro di zecchino e lapislazzuli costituiscono il trono della Vergine. Si tratta dell’ultima grande opera su tavola dell’artista prima di partire per Roma, dove via via si sarebbe spento. Il trono della Vergine è rappresentato in una maniera particolarissima, viene infatti celato da un drappo d’oro mirabilmente inciso e reso più comodo da uno sfarzoso cuscino di stampo bizantino. Il manto della Madonna si espande ai suoi piedi fino ad occupare quasi per intero il gradino di marmo. In primo piano, sulla sinistra, sono dipinte le figure dei Santi Francesco, Ludovico di Tolosa e Antonio da Padova, caratterizzate da un forte accento naturalistico, mentre sulla destra si riconoscono i Santi protettori della famiglia Medici: Cosma; Damiano; San Pietro Martire.

  • Deposizione della croce

Durante la mia visita l’opera era in restauro, tranne la predella (in foto qua sotto)

  • Scene della vita degli eremiti (Tebaide)

Data: 1418-1420 circa
Tecnica/materiale: tempera su tavola
Dimensioni: 73,5×208 cm

Arrivato recentemente al Museo di San Marco dopo essere stato per oltre 200 anni alle Gallerie degli Uffizi, il dipinto rappresenta con una ricchezza straordinaria di particolari le vite dei Santi Padri nel deserto, presso Tebe. La moltitudine di elementi paesaggistici, personaggi e strutture consente allo spettatore di perdersi nell’opera alla ricerca di particolari sempre nuovi ad ogni visione.

  • Trittico di San Pietro Martire

Data: 1428-1429
Tecnica/materiale: tempera su tavola
Dimensioni: 137×168 cm

Il Trittico di San Pietro Martire fa parte di quelle opere di transizione, che segna la visione rinascimentale di Beato Angelico in piena continuità con Masaccio. In origine collocato al monastero di San Pietro Martire di Firenze fino al suo abbattimento, il Trittico in questione passò alla Chiesa di Santa Felicita fino al ‘700, quando, dopo altri passaggi vari (Uffizi; Galleria Palatina di Palazzo Pitti), venne portato a San Marco esattamente 100 anni fa. In una prima visione superficiale sembra un Trittico tardo-gotico, in realtà ci sono vari aspetti masacceschi : le porziani triangolo nella parte superiore del compesso; la Madonna al centro con la sua struttura piramidale, spesso paragonata a Sant’Anna Metterza; il disallineamento dei santi, che crea un semicerchio quai impercettibile; il tappeto sotto il trono è più largo del dovuto.

  • Compianto sul Cristo Morto

Durante la mia visita l’opera era temporaneamente in prestito.

  • Pannelli per l’Armadio degli Argenti

Data: 1450-1452
Tecnica: tempera su tavola

Una delle opere più tarde della produzione artistica dell’Angelico, il ciclo pittorico in questione fu pensato per le ante dell’armadio che custodiva le reliquie donate dai fedeli alla Basilica di Santissima Annunziata. I tre pannelli più grandi sono di Beato Angelico, mentre quello a una solo colonna verticale è di Alessio Baldovinetti. Il ciclo si compone di storie di Cristo nelle prime due sezioni (rispettivamente infanzia ed età adulta) e di storie della passione le ultime due. Il primo e l’ultimo pannello tuttavia si svincolano da questi temi presentando, il primo una diagramma geometrico con due ruote concentriche in funzione della rappresentazione della visione di Ezechiele, l’ultimo una serie di cartelli culminati con la scritta Lex amoris tenuta in mano da una figura femminile, laddove l’amore fa riferimento alla legge proclamata da Cristo che fa da contraltare alla Lex timoris che invece governava l’antico testamento figurante anche nel candelabro a sette braccia. L’unico pannello non quadrato è quello del giudizio, che occupa due riquadri. Una delle scene più impattanti e iconografiche è quella dell’incoronazione della Vergine.

  • Imposizione del nome del Battista

Data: ante 1435
Tecnica: tempera su tavola
Dimensioni: 26×24 cm

Acquistato nel 1778 dall’allora direttore degli Uffizi, che hanno inserito la cornice dell’opera, adesso il dipinto si trova al Museo di San Marco e raffigura l’imposizione del nome del Battista, facendo anche probabilmente parte di un polittico, adesso disperso, che raffigurava a sua volta San Giovanni Battista. Zaccaria, il sacerdote del tempio, scrive su un foglio il nome da dare al figlio di Elisabetta, declamato da un angelo apparso alla donna. Tra le opere dell’Angelico, è una delle più masaccesche: lo si nota dall’ambientazione prospettica.

  • Madonna della Stella; Incoronazione della Vergine; Annunciazione e Adorazione dei Magi

Data: 1434 circa
Tecnica/materiale: tempera su tavola

Queste tre opere sono dei piccoli tabernacoli, e avevano anche funzione di reliquari. Sappiamo grazie a Le vite* di Giorgio Vasari che si trovavano in Santa Maria Novella, dove insieme ad un’altra collocata oggi a Boston sono rimaste fino all’800. Le tre tavolette raffigurano tre episodi mariani, in rodine cronologico: l’Adorazione dei magi; la Madonna della Stella; l’Incoronazione della Vergine.

  • Polittico per la Compagnia di San Francesco in Santa Croce a Firenze

Durante la mia visita l’opera era in restauro.

  • Crocifissione & Incoronazione della Vergine

Data: 1440 circa
Tecnica/materiale: tempera su tavola
Dimensioni: 18 cm di diametro

Spiccano rispetto alle altre opere della sala per le dimensioni ridotte, proprio per questo danno ulteriore dimostranza della maestria di Beato Angelico nel dimesticarsi in varie tipologia di opere. In questo caso la sua bravura di miniatore lo aiutò non poco. Nella crocifissione notiamo la grande espressività della Vergine e di San Giovanni dolenti, tratto caratteristico dell’artista. Nella Incoronazione della Vergine vediamo un contrasto di colori tra lo sfondo (oro e lapislazzulo) e i colori delle vesti dei beati.

Crocifissione
  • Ritratto di Beato Angelico

Autore: Carlo Dolci
Data: 1648
Tecnica/materiale: tempera su tavola
Dimensioni: 97×45 cm

Si tratta di un ritratto ideale di uno dei più grandi pittori fiorentini del ‘600, Carlo Dolci. Filippo Baldinucci in Notizie De’professori Del Disegno Da Cimabue In Qua…* descrive la vita dell’artista dell’opera, spiegando il suo legame con la religione cattolica. Questo legame può essere paragonato proprio con quello di Beato Angelico con la medesima religione. Il dipinto fu il dono di Carlo Dolci al momento del suo ingresso negli accademici delle arti del disegno. Le informazioni furono prese principalmente dalla lastra tombale di Beato Angelico, conservate nella Basilica di Santa Maria Sopra Minerva a Roma. Tuttavia le due rappresentazione non si assomigliano, quella del Dolci è una rappresentazione più realistica in termini assoluti ma che probabilmente non rispecchia a pieno l’aspetto che aveva l’Angelico.

Se volete approfondire la vita di Beato Angelico potete farlo acquistando la sua biografia, realizzata da Liana Castelfranchi, su amazon.it*

Fonti Utilizzate:

https://restituzioni.com/opere/tabernacolo-dei-linaioli/

https://opificiodellepietredure.cultura.gov.it

http://www.travelingintuscany.com/arte

https://artepiu.info/beato-angelico-pala-san-marco/

https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it

https://youtu.be/GfQ1a_MPsMg?

https://www.arte.it/notizie/firenze

https://museodisanmarco.blog

https://youtu.be/nG-Yow2DeLo

https://youtu.be/q2rnh6M55

https://youtu.be/_VSUT

Le foto di questo articolo sono state scattate con un iphone 11*

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